ELA CAROLI (1983)

 

Luigi Mazzella, nel suggestivo studio di Villa Haas lasciatogli in eredità da un grande e misconosciuto

maestro, Ennio Tomai, scultore della natura e degli uccelli, lavora in amore e conflitto con la materia, con un senso profondo della dinamica, dello spazio, delle tensioni che può trarre fuori da quella cosa inerte.

Mazzella si esprime col bronzo, con il legno, l'ar­gento, la ceramica, il ferro e anche il piombo; in piombo sono le sue ultime, grandi e monumentali opere, ed il piombo è l'elemento dell'alchimista, che lo trasforma in oro alla fine del processo cono­scitivo, e di purificazione con l'aiuto della pietra filosofale che muta i metalli vili in metallo nobile. Il piombo quindi è intrinsecamente nobile perchè contiene in sé la capacità del cambiamento, è pesan­te ma duttile, si illumina di riflessi argentei, lunari, anteriosi eppure caldi. Il tema di queste sculture, .fondamentalmente, è quello drammatico della for­ma che vuole levarsi dalla materia inerte in un pro­cesso di liberazione quindi non più trattenersi, scat­tare dalla passività e dalla gravità che la incatena. Si individua quindi in queste forme una crescita progressiva, un lievitare di volumi, nella loro ten­denzialmente salda unità, pur nel loro classico e de­finito rigore. E quasi come il passaggio, per Baude­laire, dalla condizione opprimente dello "spleen" all`elevazione", attuato il quale l'artista si libra, come un albatro, al di sopra della terra con "ali di gi­gante". Ecco ritornare il tema del volo e dell'uccel­lo; un movimento di ali anima la materia scolpita da Mazzella, con un'intrinseca energia che non può es­sere domata o imbrigliata. La massa sembra partire da una grave unica forma primitiva e poi scomporsi, cambiarsi plasticamente in mille fremiti, vertici e spinte che giocano sui vuoti e sui pieni, e sembrano evolversi gradatamente attraverso queste versioni di vita sofferta ma conquistata. Una grande passione si dibatte in queste forme antiche che lottano contro il peso e l'inerzia, quindi contro la stessa terra che le trattiene, la melanconia e lo spleen da cui partono e a cui si ribellano. Sta qui il dilemma intenso; e in più Mazzella è figlio del Barocco meridionale, che nella metamorfosi trovava l'equilibrio tra umano e natu­rale, tra luce e ombre, tra vita e morte, tra effimero ed eterno, tra corruttibile ed incorruttibile.