GINO GRASSI (1982) "... Scultore nato, perciò con un senso profondo della materia, del peso, del volume e della massa e nello stesso tempo spinto da un'immaginazione quasi giocosa verso la libertà della fantasia, il suo travaglio di artista è volto a cercare un accordo tra i due aspetti del suo talento; nel modo come vi riesce, nelle sue opere più compiute si trova il nocciolo della sua originalità, il segno distintivo di tutta la sua opera...". Si tratta di un giudizio abbastanza impegnativo, che Palma Bucarelli esprime sull'opera di Luigi Mazzella, scultore appartenente ad una nota famiglia di artisti (i fratelli Elio e Rosario sono noti pittori napoletani). Luigi Mazzella s'è imposto, in questi ultimi anni, a livello nazionale con riuscite mostre nelle grandi e medie città del nord, delle quali, quella al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, è stata presentata sul catalogo proprio da Palma Bucarelli. Il cammino artistico di Luigi Mazzella è proceduto sempre in salita e bisogna darne atto al simpatico artista. Voglio dire che, per imporsi, Mazzella ha dovuto combattere duramente in un'attività, qual'è quella dello scultore, assai faticosa ed impegnativa. Il dinamismo plastico, ossia la suggestione dei corpi in movimento, ha sempre attratto, fin da giovanissimo, Luigi Mazzella. Quasi tutti i suoi recensori raccontano che l'artista trascorse la sua adolescenza accanto a Tomai, tra l'altro appassionato ornitologo. E naturale perciò che osservando per anni uccelli di tutte le specie, Luigi Mazzella abbia vieppiù approfondito le sue intuizioni sui rapporti tra la vita e la dinamica delle forme. Ma ciò non toglie che Luigi Mazzella abbia percorso un suo logico cammino di routine, prima di approdare ad una sua personale operazione plastica. Perciò si può ben ricordare che lo scultore napoletano, come parecchi colleghi della sua città, italiani e europei, sia stato (negli anni Cinquanta quando fece il suo esordio) figurativo; abbia avuto, voi, trascorsi espressionistici, sia stato quindi protagonista minore dell'Informale napoletano. Bisogna tuttavia ribadire che nelle diverse fasi della sua carriera di artista, Luigi Mazzella non ha perduto mai di vista i significati più importanti della ricerca futurista sul dinamismo plastico. È evidente che la capacità di movimento che possiede l'uccello non interessa lo scultore per un motivo fine a se stesso. L'uccello può naturalmente librarsi nello spazio, l'uomo no. Sappiamo che può anche farlo ricorrendo ai giganteschi apparecchi che ha costruito; può perfino raggiungere altri pianeti. Ma tutto ciò l'uomo può farlo solo ricorrendo all'artificio della ragione. Il volo (naturale) di Icaro si concluse in una tragedia. Perciò Mazzella trae dalla propria operazione artistica una morale pessimistica: l'uomo tenta di librarsi (e di liberarsi) ma rimane inchiodato sulla terra. È la confessione della dolorosa nostra impotenza. E, appunto in "Vibrazione di volo", una grande scultura che ha composto per il noto chirurgo svizzero Wietargil (e che fa bella mostra di se nella villa del clinico elvetico a Zurigo) Mazzella emette la sua pessimistica diagnosi sul destino dell'uomo. Sembrerà paradossale ma Luigi Mazzella, pur nel proprio pessimismo di fondo, non rinuncia a battersi, vitalisticamente, per un'umanità che riesca a superare i suoi handicap di fondo. Il vitalismo, ossia l'esigenza per l'uomo di lottare con tutte le sue forze per realizzare una dimensione di libertà, è l'elemento propulsore della ricerca di Luigi Mazzella. L'uccello è per Trubbiani fine a se stesso: ricompone in se elementi etici ed estetici. Per Mazzella, invece, è un tramite, un "mezzo" per dimostrare verità che riguardano l'uomo. Nella scultura di Luigi Mazzella elementi di spicco sono anche il ritmo (che non viene mai meno); la capacità di essenzializzazione, la continuità della ricerca. Infatti tutto è proceduto, per Mazzella, senza grandi rivoluzioni ma in un normale ma sicuro evolversi della sua scultura. La forma continua a perdere aderenze e sovrastrutture e si riduce sempre più in se stessa. Nella sua nuova operazione Luigi Mazzella recupera l'immagine plastica ma senza rinunciare ai motivi di fondo della propria scultura che sono inglobati in pieno. Il dissidio fra natura e artificio resta la ragione numero uno della sua ricerca. |
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